Medicina ed alimentazione sportiva

Nutrizione Sportiva

Siamo fatti per muoverci. Non nasciamo per essere sedentari. Secondo recenti dati, 3 adulti su 10 non si muovono a sufficienza. Peggio gli adolescenti: ben 9 su 10 non svolgono attività fisica adeguata. L’ipocinesia infatti è il principale nemico da combattere, più dell’iper alimentazione. Gli italiani sono i più sedentari d’Europa e secondo molti la mancanza di esercizio potrebbe provocare presto più morti del fumo. Questa condizione grava pesantemente sul sistema sanitario, facendone aumentare la spesa. A livello globale, tutto questo ha un costo di circa 67 miliardi di euro.
Negli adulti, l’attività fisica viene spesso relegata alle classiche due-tre ore settimanali in piscina o in palestra. Alcuni aggiungono la “corsetta” o la passeggiata nel weekend. Soluzioni che non sono sufficienti ad allontanare lo spettro della sedentarietà dato che nel resto del tempo si è inchiodati alla sedia, sul divano, davanti a un pc o alla tv.
Bisognerebbe iniziare a capire l’importanza di conservare la massa muscolare perchè la sarcopenia rappresenta di per sé un fattore prognostico negativo. E’ fondamentale aumentare il numero dei mitocondri a disposizione, favorire l’ossigenazione dell’organismo, l’adeguata respirazione diaframmatica, l’earthing e il contatto diretto del piede con il suolo, la giusta postura, l’adeguata circolazione e l’idratazione. Il movimento andrebbe prescritto come si fa con i farmaci o le diete!
Allo stesso tempo sta aumentando la vigoressia, un disturbo della sfera psichica definito anche “anoressia riversa”, “dismorfia muscolare” o “bigoressia”, che colpisce principalmente coloro che trovano nell’attività fisica ossessiva e nel miglioramento fisico, una rivalsa nei confronti di ansia, noia e depressione. Una sorta di valvola di sfogo che colpisce nella società dell’immagine sempre più persone, in primis ex obesi che trovano una rinascita nel loro nuovo comportamento.
In coloro che praticano sport, un’alimentazione adeguata ai fabbisogni nutrizionali influisce significativamente sulle prestazioni sportive. Non è possibile definire un unico tipo di prescrizione nutrizionale, ma va mirata e costruita sul singolo soggetto in base a vari parametri, in primis la forma fisica, la massa grassa e muscolare, la morfologia e il tipo di attività fisica.
Non esistono cibi che permettono di far vincere una gara o migliorare le prestazioni. Esistono però abitudini che una gara possono farla perdere. La consapevolezza alimentare è quindi di primaria importanza al pari dell’allenamento. Non esiste una dieta o un integratore per lo sport, ma una alimentazione costruita su chi pratica lo sport.
Gli studi e le ricerche scientifiche giunte fino ad oggi hanno evidenziato un ruolo di fondamentale importanza del nutrizionista nell’ambito medico sportivo, sia nell’atleta amatoriale e dilettante, ma soprattutto nel professionista d’elite.
Negli ultimi anni, la dietologia sportiva è diventata una vera branca super-specialistica, fondata su moderne e precise conoscenze di chimica, biochimica e fisiologia, al fine di comprendere i meccanismi metabolici destinati al miglioramento della performance, all’aumento della forza, alla migliore definizione estetica e muscolare, all’aumento della resistenza e al miglioramento della capacità di recupero dopo lo sforzo, sia in gara che in allenamento.


Il Dott. Pacella, membro onorario della European Society of Sport Nutrition, si occupa da tempo di seguire atleti di varie discipline, sia a livello amatoriale sia a livello agonistico. Oggi, grazie alle conoscenze acquisite in campo nutrizionale, sappiamo che a parità di preparazione atletica, allenamento specifico, qualità individuali e altre caratteristiche dell’atleta, chi si alimenta nel modo giusto, in quantità e qualità specifica, non solo è destinato ad avere una carriera migliore e più duratura, ma aumenta le proprie prestazioni. Questo vuol dire oggi, ottimizzazione delle qualità dell’atleta, sia per se stesso che per il proprio team che investe sulle sue capacità.
L’alimentazione, basata sulle caratteristiche specifiche dell’atleta e dello sport praticato, dovrà fornire, con il giusto timing, un corretto quantitativo di carboidrati, proteine e grassi, un corretto apporto di micronutrienti, eventualmente associati ad una integrazione specifica, tenendo conto delle direttive antidoping e degli studi scientifici che ne dimostrano efficacia e sicurezza per l’atleta e per la persona.
Proprio per questo, a seguito di un’adeguata valutazione nutrizionale sia strumentale sia biochimica, l’alimentazione va studiata e creata in base alle caratteristiche di ogni atleta e agli obiettivi da conseguire, variandola a seconda delle esigenze individuali e di squadra in modo da garantire un miglioramento della salute e dei risultati.
Per questo, la valutazione dell’atleta va effettuata in maniera globale, tenendo conto di tutte le componenti dello stile di vita, come la qualità del sonno, la regolarità dell’intestino, la gestione dello stress, la funzionalità degli ormoni e non ultima la corretta masticazione a cui fa seguito una adeguata digestione e assorbimento dei nutrienti.
Oggi, in molti sport come il calcio, si assiste ad allenamenti e incontri molto ravvicinati, che sottopongono l’organismo a maggiore stress ossidativo e a un invecchiamento precoce, a causa della maggiore sollecitazione dell’organismo. Per questo diventa fondamentale saper rispettare il dosaggio dei nutrienti e il giusto timing dei nutrienti, al fine di scongiurare il calo delle prestazioni e una riduzione dell’apporto energetico.
Proprio per questo, sarà compito dello specialista capire quali siano le esigenze nutrizionali specifiche dell’atleta, favorendo prima possibile un recupero efficace e più completo possibile tra una seduta di allenamento e l’altra.
Grande importanza verrà data all’idratazione, un aspetto fondamentale per l’atleta di tutte le categorie e discipline sportive. Negli ultimi anni, l’intensità di allenamento è aumentata notevolmente, come anche la velocità di alcuni sport di squadra, al pari del numero di allenamenti e impegni settimanali degli atleti di tutte le età.
Anche nei bambini che praticano sport è infatti necessario adeguare prima possibile una corretta idratazione e nutrizione, al fine di migliorare le loro prestazioni e non incappare in conseguenze spiacevoli a livello fisico e psicologico.
Purtroppo il ruolo di una corretta idratazione viene spesso trascurata o sottovalutata, come anche la giusta integrazione alla fine della seduta di allenamento. Gareggiare in ambienti o stagioni calde e umide può comportare seri rischi oltre al fisiologico calo della performance. Per questo l’alimentazione unita all’idratazione devono garantisce un giusto equilibrio elettrolitico. Frequenti sono le complicazioni quali i crampi, il colpo di calore e l’esaurimento fisico da calore.

Bilancio Idrico

L’adeguata idratazione nella dieta di un soggetto sedentario, sportivo o atleta determina il benessere e il buon funzionamento dell’intero organismo, nel quale l’acqua costituisce circa il 60-70% del peso. Nelle prestazioni atletiche, l’attività metabolica aumenta sia a livello dei muscoli coinvolti nel gesto tecnico, sia a livello di tutti gli organi e apparati dell’organismo.
Durante l’attività fisica si verifica un maggiore dispendio idrico, soprattutto sotto forma di sudore e di conseguenza il suo fabbisogno è aumentato al pari di quello energetico, soprattutto glucidico.
In caso di intensa attività fisica, come avviene nell’atletà d’elite, la quota di acqua persa può raggiungere valori rilevanti e compromettere sia il risultato sportivo che lo stato di salute dell’atleta. L’aumento della temperatura corporea interna che si determina nel corso dell’attività sportiva costituisce un potenziale fattore di rischio per la salute degli atleti, oltre che un elemento sfavorevole per la prestazione atletica.

Il bilancio idrico è l’insieme di processi che consentono di bilanciare l’assunzione (alimentazione e idratazione) e la perdita (sudorazione, respirazione feci, ecc.) di liquidi nel corso delle 24 ore al fine di mantenere costanti, nell’ambito dei valori fisiologici per il nostro organismo, volume di acqua e concentrazioni delle sostanze in soluzione.
Il mantenimento di tali valori è essenziale per la sopravvivenza, in quanto il volume di acqua condiziona spiccatamente la pressione arteriosa, mentre le concentrazioni dei soluti, in particolare degli elettroliti, permettono il corretto funzionamento di sistemi vitali come quello nervoso e quello muscolare.
In condizioni di metabolismo normale c’è un equilibrio dinamico tra apporto e cessione idrica, per cui ogni ventiquattro ore vengono sostituiti da 2 a 2.4 litri di liquidi. La loro assunzione avviene per il 50% con le bevande e per l’altro 50% per mezzo della componente idrica degli alimenti solidi (almeno il 60% del peso degli alimenti assunti) e dell’acqua di ossidazione (0.6 ml di acqua per grammo di carboidrati; 1.9 ml per grammo di grassi e 0.44 ml per grammo di proteine). Dall’altra parte del bilancio troviamo le perdite di liquidi attraverso l’urina, la defecazione, la pelle ed i polmoni. L’organismo lavora in modo ottimale intorno ai 37° ± 0.5°. Innalzamenti di temperatura di circa 2° comportano già una diminuzione notevole di capacità di prestazione fisica e mentale. Per questo è fondamentale per l’atleta mantenere il più possibile costante ed efficiente la sua temperatura interna e questo dipende soprattutto dalla giusta alimentazione, idratazione e dal corretto abbigliamento.
Una disidratazione dell’1% comporta i primi sintomi di sete. Una perdita del 2% di liquidi diminuisce notevolmente la prestazione e la resistenza, con aumento della fatica, mentre il 5% comporta aumento della frequenza cardiaca, astenia, apatia, lipotimie, crampi muscolari, fino a sfociare con le perdite maggiori di liquidi, come può avvenire in climi caldi e/o umidi in mal di testa, vertigini, confusione e oltre il 10% colpi di calore che possono comportare alla morte.
Perdita di liquidi naturalmente equivale anche a riduzione e alterazione dell’equilibrio elettrolitico, ovvero di quelle sostante che regolano i processi metabolici, la contrazione muscolare e il sistema nervoso. E’ fondamentale misurare e tenere sotto controllo il sodio, la cui diminuzione può far insorgere stanchezza precoce e crampi muscolare, il potassio, la cui riduzione comporta disturbi della funzionalità cardiaca e muscolare, ma anche magnesio, calcio, fosforo, tutti implicati nella prestazione sportiva.
La valutazione dell’idratazione nell’atleta è pertanto di fondamentale importanza. Si calcola che in alcuni atleti possono esserci anche perdite di diversi litri di acqua ogni ora, sotto forma di urine, evaporazione e sudore principalmente. Naturalmente questo varia a seconda di diversi parametri, sia ambientali che fisici. In una partita di calcio, i tassi di sudorazione variano tra i giocatori in base alla loro posizione e allo stile di gioco, così come al tempo totale trascorso sul campo.
Nell’atleta è fondamentale una corretta idratazione sia nella fase precedente all’attività, sia durante e dopo la prestazione.
L’obiettivo della preidratazione è di iniziare l’attività fisica in stato di giusta presenza di acqua e con livelli normali di elettroliti plasmatici.
In alcuni casi è bene iniziare l’idratazione alcune ore prima dell’attività per permettere l’assorbimento idrico e consentire che la diuresi si stabilizzi a livelli normali. Assumere bevande durante l’esercizio fisico ha lo scopo di prevenire disidratazione e anormale disequilibrio elettrolitico, per evitare prestazioni compromesse. Dopo l’esercizio, l’obiettivo è quello di sostituire il liquido e riequilibrare il deficit elettrolitico. L’individuo dovrebbe assumere lentamente liquidi (per esempio, circa ml 5-7 per peso corporeo) almeno 4 ore prima dell’attività fisica, in modo che vi sia tempo sufficiente per la produzione di urina e il ritorno a uno stato di normalità. Consumare bevande a base di sodio e/o piccole quantità di snack salati o cibi contenenti sodio ai pasti può contribuire a stimolare la sete e a mantenere il consumo di liquidi. Dato che l’alcol può agire come un diuretico (specialmente ad alti dosaggi) e aumentare la produzione di urina, deve essere consumato con moderazione, soprattutto dopo l’esercizio fisico.
Se la disidratazione è notevole e il tempo di recupero relativamente breve (12 h), si può inserire un programma di reidratazione specifico.
Per raggiungere un rapido e completo recupero da disidratazione è necessario bere circa 1,5 litri di liquido per ogni chilogrammo di peso corporeo perduto.

Il lavoro del nutrizionista è fondamentale in quanto l’acqua da sola non è in grado di ricostituire il livello di sali minerali necessario. È necessario quindi reintegrare nella fase di recupero, con i liquidi, anche i sali. Ciò deve avvenire nella giusta misura, non abusando di elettroliti, come spesso invece avviene da parte dell’atleta.

Diagnostica per lo sport

La valutazione dello stato di nutrizione e di idratazione nello sportivo amatore, professionista e d’elite, può vantare l’utilizzo di diverse metodiche.
Tra quelle utilizzate per la valutazione del bilancio idrico, abbiamo sicuramente la valutazione del peso prima e dopo la prestazione (allenamento e gara), a cui si associa la valutazione dell’idratazione corporea attraverso l’impedenziometria, la valutazione dello stato di nutrizione (massa magra e grassa) con la plicometria e la valutazione della concentrazione urinaria (Volume, peso specifico, osmolarità).


E’ però fondamentale avvalersi di una corretta anamnesi nutrizionale, attraverso lo studio delle abitudini alimentari, che prevede ad esempio:
• somministrazione del “seven days diary” e del “recall” delle 24 ore (valutazione dell’introito energetico e idrico)
• anamnesi familiare, fisiologica e patologica
• anamnesi e monitoraggio della “sensazione di fame” basale ed in relazione ai cambiamenti della composizione corporea
La valutazione e monitoraggio dello stato nutrizionale e della composizione corporea invece avviene attraverso:
• Valutazione clinica (anamnesi, esame obiettivo)
• Esami bioumorali e ormonali
• Valutazione antropometrica (peso, statura, BMI, diametri e circonferenze corporee, plicometria)
• Impedenziometria a frequenza spettroscopica per la determinazione dei comparti idrici: acqua totale corporea, extra e intra-cellulare (massa cellulare metabolicamente attiva).
• Misura del dispendio energetico basale con calorimetria indiretta (calorimetro fisso e portatile) e holter metabolico
• Calcolo e studio del bilancio energetico (differenza tra dispendio ed introito calorico)
A tutto questo vengono poi aggiunte diverse valutazioni funzionali come la misurazione della funzionalità cardiaca (anche avvalendosi di collaboratori specialisti nel campo), dello stress ossidativo, dell’infiammazione e della qualità del sonno mediante analisi ematochimiche e polisonnografia, della funzionalità respiratoria mediante spirometria.
Il medico si avvale inoltre di diagnostica di ultima generazione come il FitMate, un metabolimetro portatile che può essere associato anche alla prova da sforzo.
La diagnostica è fondamentale al medico nutrizionista per effettuare un corretto inquadramento dell’atleta e poter elaborare un trattamento dietetico sia preventivo che terapeutico. Questo, nel caso in cui la società lo richieda, può avvenire attraverso incontri, individuali e di gruppo, anche in collaborazione con un supporto psicologico, finalizzato all’educazione alimentare e comportamentale.

Sonno e intestino

Il legame tra sonno e performance è strettissimo. La quantità di sonno regola la produzione di molti ormoni, ma bisogna tener conto anche della sua qualità in termini di benessere. Dormire poco e male comporta un aumento patologico del cortisolo e una riduzione della sintesi di glicogeno e dell’ormone della crescita.
Per regolare la produzione ormonale è importante allenarsi a dormire lo stesso numero di ore, magari regolando il proprio orologio biologico.
L’atleta non si costruisce solamente in campo, ma soprattutto fuori. Fare una vita d’atleta è fondamentale, al di la del talento.
Dormire bene significa aumentar la produzione di  ormone della crescita (GH), fondamentale per rigenerare e riparare i tessuti (muscoli, tendini, cartilagini) sottoposti a stress durante l’attività fisica.
Per ottenere questo, sarebbe opportuno mantenere andare a dormire sempre alla stessa ora anche durante il week-end e condurre una vita sana fuori dallo sport.
Una cattiva gestione del sonno influisce sulla forza, sull’attenzione, sui tempi di reazione, sull’incremento della depressione, sulla tensione, sulla confusione, sulla fatica, sulla rabbia, sull’ansia e l’alterazione dell’umore oltre che alle capacità di decision making durante la prestazione. L’insonnia o la cattiva qualità e quantità di sonno possono addirittura aumentare le probabilità d’infortunio negli atleti e ridurre gli anni di carriera degli atleti. Nel caso in cui si avrà un ciclo di riposo ottimale si avrà un incremento ideale della prestazione.
Diventa per questo fondamentale una accurata visita medica finalizzata ad indagare sullo stile di vita e le abitudini degli atleti, magari con l’ausilio di strumentazioni come l’holter metabolico che permettono di percepire eventuali disturbi.
In caso di alterazioni è possibile intervenire sia con terapie comportamentali che nutrizionali, oltre ad un supporto farmacologico, fitoterapico e con integratori alimentari specifici, tenendo conto delle regole antidoping.


Al pari del sonno, anche regolare la funzionalità intestinale risulta indispensabile. Ricordiamo le numerose funzioni dell’intestino come la digestione e l’assorbimento dei nutrienti che risultano essere di primaria importanza nel corretto stato di nutrizione. Sappiamo che oggi le alterazioni della funzionalità intestinale coinvolgono gran parte della popolazione. L’asse cervello-intestino ha una grande importanza nella pratica sportiva. Per produrre e utilizzare al meglio l’energia durante l’allenamento o la gara è necessario avere il fegato e l’intestino in “perfetta forma” e produrre correttamente gli ormoni come l’insulina e il testosterone, che a loro volta richiedono un fegato ben efficiente per essere metabolizzati. All’interno dell’intestino sono presenti 100 mila miliardi di microrganismi che rappresentano la cosiddetta flora microbica intestinale o microbiota, rappresentata da virus, lieviti, parassiti e soprattutto batteri. L’esercizio fisico ha un effetto benefico sull’intestino aumentando la diversità dei batteri intestinali e viceversa un’attività fisica troppo intensa e di lunga durata può alterare il microbiota intestinale e danneggiare la barriera intestinale. Una corretta alimentazione è fondamentale per regolare la funzionalità intestinale, al pari di una corretta masticazione.

Farmaci e integratori

L’utilizzo della corretta somministrazione delle terapie farmacologiche in caso di necessità, dei rimedi fitoterapici, dell’integrazione nutrizionale, nel campo dello sport trova la sua massima espressione, a causa soprattutto delle connessioni tra farmaci e doping.
La gestione nutrizionale dell’atleta deve tenere in considerazione molteplici aspetti, dal fabbisogno di nutrienti in relazione alla specifica disciplina e ruolo e le ricerche sono volte a individuare le strategie per ottimizzare il rendimento in allenamento, migliorare la performance in gara e garantire un adeguato recupero attraverso una gestione corretta dell’alimentazione.
Tutte le terapie farmacologiche somministrate agli atleti devono tener conto delle leggi che regolano il tema doping, che potrebbero portare a sanzioni e squalifiche individuali e di squadra. Pertanto è fondamentale una conoscenza approfondita di tali regolamenti e soprattutto della farmacocinetica e farmacodinamica dei principi attivi presenti sul mercato.
Anche per la medicina naturale è necessario conoscere in maniera approfondita i divieti e l’inserimento all’interno delle liste emanate dagli organi di competenza.
Il ricorso agli integratori nutrizionali è molto diffuso tra i praticanti sportivi dei
diversi livelli, sebbene la letteratura scientifica spesso dimostri inefficacia di molti rimedi o dati incerti sulle loro funzioni ed i loro effetti, al contrario di quello che viene oggi promosso dalla pubblicità al grande pubblico.
Soprattutto tra i praticanti del body building è diffusa la convinzione che una dieta iperproteica, ulteriormente integrata con proteine purificate, costituisca il fattore fondamentale per lo sviluppo delle masse muscolari. Il sovraccarico proteico tuttavia costituisce un fattore di rischio nei soggetti con problemi renali e può procurare, in tutti i soggetti, importanti danni a carico di fegato e reni.
Sarebbe pertanto opportuno che le giuste pratiche di integrazione vengano chiarite.

Gli integratori attualmente più utilizzati nello sport sono senz’altro i sali minerali e le vitamine, fruttosio e maltodestrine, proteine, creatina e aminoacidi ramificati.
La quantità di integratori utilizzati nella pratica agonistica e professionistica sono moltissimi e andrebbero utilizzati dopo una attenta valutazione dello stato di nutrizione e delle necessità individuali. Per questo è importante essere seguiti dal un professionista del settore, al fine di ottimizzare i risultati anche grazie al binomio alimentazione e integrazione.
Tra questi ricordiamo le bevande ipotoniche, gli integratori di acidi grassi, i glucogenici, gli ergogenici e gli antiossidanti, che contrastano i radicali liberi.
Queste molecole benché siano prodotte dal nostro organismo per difenderlo da agenti eziologici di natura principalmente batterica, se prodotti in eccesso sono potenzialmente tossici e possono provocare diversi danni all’organismo e, in particolare, al DNA.
Molte ricerche hanno dimostrato come una intensa attività fisica, proporzionalmente alla sua intensità e durata, possa determinare un aumento dei radicali liberi causato da diversi possibili fattori, tra cui l’incremento del consumo di ossigeno, l’aumento dei fenomeni di ischemia – riperfusione nei tessuti muscolari, l’autossidazione delle catecolamine, il rilascio di metalli e l’attivazione dei leucociti neutrofili.
Per contrastare tali eccessi, l’organismo si avvale degli antiossidanti, che possono essere endogeni ed esogeni.
Gli antiossidanti endogeni hanno bisogno di un corretto apporto di minerali come il selenio, il rame, lo zinco, il manganese ed il ferro. Gli esogeni sono la vitamina E, la vitamina C, il betacarotene, i flavonoidi, il licopene, il resveratrolo, l’acido alfa-lipoico e l’ubichinone.
Il compito della corretta integrazione non è quello di aumentare la performance, ma di reintegrare eventuali sbilanci metabolici conseguenti alla performance sportiva.

Prevenzione e recupero infortuni

L’argomento infortuni nel mondo dello sport e in particolar modo in quello professionistico e d’elite è da sempre oggetto di dibattiti e spesso di analisi approfondite da parte della ricerca scientifica. L’obiettivo dello staff sanitario è quello di ridurre al minimo gli infortuni e garantire il benessere psico fisico ai propri atleti. Proprio per questo è fondamentale comprendere bene le dinamiche degli infortuni e programmare una corretta prevenzione grazie all’ausilio di un team multidisciplinare.


Nel professionista gli infortuni possono aumentare in base ad un sempre maggiore impegno nell’allenamento per il raggiungimento di migliori prestazioni, nell’amatore aumentano a causa di cattive strategie di allenamento, consigli tecnici inadeguati, ridotte competenze, abitudini alimentari non personalizzate, tempi di recupero inadeguati, e soprattutto una scarsa conoscenza delle proprie capacità fisiche. La tipologia di infortuni varia moltissimo a seconda dello sport praticato ma anche a seconda del ruolo negli sport di squadra. Nel calcio: 50% degli infortunati sono centrocampisti, 33% difensori, 17% attaccanti. La maggior parte degli infortuni sportivi riguarda muscoli, tendini, legamenti e articolazioni, mentre in un numero limitato di casi si riportano rotture di ossa o danni agli organi interni.
Le cause degli infortuni hanno una genesi multifattoriale e possono essere estrinseche, legate ad esempio al tipo di sport/attività fisica, al modo in cui è praticato, condizioni meteo, impegno in termini di tempo e frequenza degli incontri o all’equipaggiamento, oppure possono essere intrinseche, riferite alle caratteristiche personali, tanto fisiche quanto psicologiche, come ad esempio alimentazione, stile di vita, vizi, stress, sonno, postura.
E’ fondamentale pertanto in una buona prevenzione affidarsi a professionisti che si occupino di inquadrare gli sportivi in maniera globale, puntando a migliorare tutti gli aspetti inerenti lo stile di vita e aumentando la capacità di performance degli atleti. Ad esempio, attraverso la carbossiterapia e specifici protocolli è possibile stimolare l’ossigenazione dei tessuti e la vascolarizzazione (che si traduce anche in una migliore eliminazione dei metaboliti di scarto e una maggiore efficienza muscolare) e migliorare la densità mitocondiriale, oltre a innumerevoli altri effetti benefici.
Anche nel recupero dagli infortuni è fondamentale un intervento medico specialistico, sia attraverso la giusta alimentazione, la corretta terapia farmacologica e l’integrazione, al fine di migliorare stress, qualità del sonno e funzionalità intestinale, sia attraverso terapie mediche mirate come la mesoterapia antalgica.
Si tratta di una terapia medica, ideata dal francese Michel Pistor intorno agli anni 60, che consiste nell’effettuare delle microiniezioni di blande quantità di farmaci nel derma e nell’ipoderma. Questo si traduce in dosaggi efficaci di terapie farmacologiche a quantità ridotte e con scarsissimi effetti indesiderati, oltre alla compatibilità con le leggi antidoping.
Viene utilizzata per tutti i tipi di dolore, permettendo la riduzione rapida della sintomatologia sia nelle fasi acute che nel dolore cronico, favorendo quindi un più rapido ed efficace recupero dagli infortuni, poiché le iniezioni vengono effettuate direttamente nella sede del problema.